Esperienze in pillole

ESPERIENZE IN PILLOLE: Prima la città o il lavoro?

Una prima Esperienza in Pillole arriva con il tema: scegliere la città o inseguire il lavoro che piace. I rischi sono molteplici, tra cui trovare lavoro in una città che non offre altro. E come fare?

“Mi ritrovo qui, questa volta davanti ad uno smartphone (non più ad un quaderno come ci insegnavano a scuola) a fare i conti con quella che è la mia vita ora, nel 2017. Una laurea in tempo dopo 5 anni, un master da pendolare conquistato con sacrifici e un impegno di ogni week end, poi finalmente un lavoro: la fortuna ha voluto che il primo contratto non fosse uno stage, ma un contratto a tempo determinato. Così ho cambiato città e ho rimesso in gioco la mia vita. Nel 2014, la città che mi ha accolto, Latina, mi faceva sentire “a casa”: l’architettura, i nuovi amici, i nuovi colleghi. Avevo scelto la città seppure il lavoro non mi desse grande soddisfazione. Eppure, da neolaureata in Farmacia, mi sentivo di volere di più: ampliare le mie conoscenze, il mio bagaglio professionale e, pertanto, dovevo cambiare, perché l’azienda che mi aveva accolto, non mi dava la possibilità di crescere. Così nel 2015 ho iniziato una nuova esperienza lavorativa: la possibilità di cambiare lavoro mi caricava di quell’eccitazione tanto necessaria da accettare la proposta senza avere dubbio alcuno. Nuova città, questa volta più piccola, lontana dagli amici di cui mi ero circondata e lontana da quella che era la mia vita dell’ultimo anno. Subito le prime difficoltà ma anche le prime soddisfazioni: un lavoro nuovo, eccitante che mi assorbiva totalmente, così intensamente da non farmi accorgere pian piano di vivere in uno stato di alienazione sempre più profonda. Di nuovo avevo scelto di seguire il lavoro e non la città. Ad oggi, ancora nella stessa azienda, ho la stessa voglia di imparare, le stesse crisi per ruoli di responsabilità che mi vengono assegnati nonostante sia ancora ufficialmente una “specialist”, ma la consapevolezza di quanto tutto questo mi serva per diventare “qualcuno”.  Nonostante i traguardi lavorativi, mi ritrovo a vivere in una città che non mi dà stimoli all’infuori del lavoro: i momenti di apatia, esterni all’orario di lavoro, diventano un’arma contro me stessa. So benissimo che la vita sia oltre le quattro mura degli uffici, ma in questo momento ho un obiettivo grande che, nonostante le sofferenze che mi provoca, continuo a perseguire. Ho 28 anni e non demordo, perché di positivo c’è che questi 3 anni di lavoro mi hanno arricchita, “costruita”, formata e l’unica cosa che ora mi spinge ad andare avanti è la sete che ho di conoscenza.”

Questa testimonianza solleva il problema di molti giovani lavoratori che, dopo la laurea, sono alla ricerca spasmodica di un lavoro che possa in parte rispondere a dei sogni nel cassetto. Ben presto però si scoprono altri aspetti del mondo lavorativo, primo tra i quali il dilemma tra scegliere il lavoro che piace in una città che non si ama o il lavoro che non si ama in una città che piace. Quanto si è disposti a rischiare? Voi scegliereste la città o il lavoro?

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